progetto e regia di Mario Mascitelli
con Giorgia Calandrini e
Dafne Tinti
scene Mario Mascitelli
costumi Mario Mascitelli
assistente alla regia Maria Francesca Arbues
una produzione Catalyst e
Teatro del Cerchio
progetto e regia di Mario Mascitelli
con Giorgia Calandrini e
Dafne Tinti
scene Mario Mascitelli
costumi Mario Mascitelli
assistente alla regia Maria Francesca Arbues
una produzione Catalyst e
Teatro del Cerchio
Non esiste coraggio senza paura e non esiste bambino che non abbia bisogno di entrambi. Da questa riflessione è partita la nostra ricerca attraverso esperienze personali e interviste fatte ai destinatari finali di questo spettacolo: i bambini. Nel mondo onirico del protagonista, di nome Alberto, si sfidano Capitan Coraggio e Madama Paura. La loro è come l’eterna lotta tra il bene e il male ma con la consapevolezza che le loro sfide siano necessarie al processo di crescita del bambino. I due personaggi misureranno la loro importanza attraverso le esperienze più significative vissute fino a quel momento dal protagonista. Come quella volta che Alberto si è perso al supermercato o come quando riceve il divieto di fare il bagno dopo mangiato. La notte scorre e sta arrivando l’ora della sveglia ma non importa: l’appuntamento è per la notte dopo perché non può esistere il coraggio senza la paura.
Note di regia
La ricerca sul tema della paura, credo sia una delle più necessarie quando si parla di teatro per l’infanzia. Partendo dai classici dei F.lli Grimm fino ad arrivare all’editoria contemporanea, l’idea della “paura” intesa come ostacolo da affrontare e comune a tutti (bambini e non) è sempre presente in quel teatro per l’infanzia che abbia il desiderio di investigare e interrogarsi sull’argomento. La nostra è una paura non per piccolissimi ma piuttosto per bambini che abbiano già dovuto affrontare l’inconscio onirico e ne siano diventati “abitanti partecipi” nel rivivere i loro successi e insuccessi. Uno spettacolo partito dalle riflessioni dei bambini e restituite dal corpo degli adulti/attori come trasposizione dell’inconscio che fa paura ma di cui non possiamo farne a meno.